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Viral Marketing: what’s new?

 Viral Marketing what’s new

 

Si è parlato molto di viral marketing negli ultimi anni ed oggi con la dominance dei video sul digital e sui social media, concepire un prodotto secondo le regole del viral marketing interessa ancor di più.

Diciamo che in un piano di lancio o all’interno di una campagna di comunicazione, inserire nella strategia un’attivazione o un contenuto particolare che abbia le potenzialità per diventare notiziabile è ormai all’ordine del giorno nei brief di molti brand.

Qualunque sia il contenuto concepito, non ci si può mai dimenticare di applicare prima di tutto le principali tre regole auree del viral marketing:

1) la coerenza con i valori di brand e col messaggio che si vuole trasmettere perché fare contenuto viral fine a sé stesso serve solamente ad intrattenere ma non costruisce nulla a favore dell’awareness e dell’immagine della marca;

2) il branding della campagna perché senza associazione alla marca qualunque euro speso non servirebbe a molto;

3) la necessità di un investimento perché ormai anche il più junior del mestiere sa che senza una sponsorizzazione iniziale la campagna non partirebbe.

 

Ci sono però altri spunti interessanti che emergono analizzando i casi di video viral di maggior successo sul web e che possono dare un contributo utile nella fase di sviluppo dell’idea di viral marketing.

 

Di seguito riportiamo il commento tratto da un articolo di Riccardo Garavaglia (articolo completo a questo link) ad uno dei videoclip più famosi del web che in meno di 24h ha raggiunto la vetta delle classifiche di YouTube di molti paesi al mondo e in meno di cinque giorni ha quasi raggiunto 50 milioni di visualizzazioni, oggi oltre i 238 milioni, un risultato di viralità certamente non casuale.

 

 

 

Gli insegnamenti che trae da questa Case History possono valere come riferimento in molte campagne di viral marketing e magari anche alla vostra.

 

1) Sii necessario al tuo tempo

La società oggi pretende che i grandi marchi prendano posizione e aiutino a migliorare il mondo. Donald Glover è un artista afroamericano e affronta una conversazione che lo riguarda direttamente, una conversazione sullo stato della comunità nera in Trump’s America. Tu scegli la tua causa allo stesso modo: perché ti rappresenta, perché ha a che fare con quello che sei e fai.

Questo è un insegnamento non nuovo, tra i primi a parlare di marketing spirituale c’è Philip Kotler. Il suo intervento a Milano su questo tema è estremamente interessante e per saperne di più leggi Il futuro visto da Kotler al Marketing Forum.

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Abbiamo ripreso questo argomento anche in un post recente che parla di consumer engagement e come anche per coinvolgere il target e stabilire una relazione con esso sia importante la dimensione valoriale del brand, e spieghiamo perchè in 5 Case History di consumer engagement TOP.

 

2) Mettiti in discussione per primo

Gambino non si limita al suprematismo bianco, ma comincia sparando ad alzo zero sulla sua stessa comunità. Su chi volta la testa dall’altra parte e continua a ballare; sul rap ridotto a soldi, Gucci e figa; su certe celebrities nere per le quali lo schiavismo non è stato un crimine ma una scelta. Per poter dire qualcosa con autorevolezza, sono necessari un esame di coscienza, onestà e trasparenza.

 

3) Sfrutta segni che già conosciamo

Il video è un continuo rimando simbolico, anche alla cultura pop condivisa. Il setting industriale mi ricorda quello di un altro video controverso sullo stesso tema: I’m not Racist di Joyner Lucas; le smorfie e i passi di danza fanno tanto Margaret Qualley nel film Kenzo; il finale, fra le mosse sul tetto dell’auto alla fuga nella notte finale, mi evoca Thriller di Micheal Jackson, ovvero il-nero-che-voleva-diventare-bianco più famoso di sempre. I segni condivisi servono a tante cose, dal metterci a nostro agio al comunicarci tono di voce, tema, contemporaneità.

 

4) Sviluppa layer narrativi come non ci fosse un domani

Fra l’intro e il finale, ogni scena implica più layer d’azione in background. Per lo spettatore, questa ricchezza narrativa significa arrivare alla fine della prima visione e ricominciare da capo perché “sicuramente mi sono perso qualcosa”, piuttosto che “Hey, ma quella non è SZA?” Il risultato è una moltiplicazione di view esponenziale.

 

5) Pensa al planning

Una strategia di lancio è sempre necessaria, più è organica meglio è. Il video è stato fatto uscire sabato, a rimorchio perfetto dell’apparizione televisiva di Glover come host speciale della puntata del Saturday Night Live. Milioni di spettatori lo hanno cercato su Youtube dopo averlo visto in TV, generando naturalmente il boost iniziale.

 

6) Trova una grande idea

Tutti i 5 punti precedenti non valgono niente se poi non hai una grande idea che li elabori, li mastichi, li trasformi in qualcosa di unico e artisticamente necessario. Trova un grande creativo che condivida la tua visione e la elevi al punto da farla diventare così interessante e importante da essere commentata e condivisa a ripetizione.

 

7) Tira fuori i soldi

E ora la parte antipatica: le cose belle costano. Le cose molto belle, di più. Entra nell’ordine d’idee che il content digitale non è quella cosa dove vanno gli avanzi di budget, ma lo strumento dove investire in produzione quello che investi normalmente per la TV. Idee ed esecuzioni ambiziose pretendono clienti altrettanto ambiziosi.

Ciò che abbiamo annoverato tra le regole auree, non si può pensare più di fare digital senza investimenti tanto più nell’epoca in cui i principali social hanno ucciso la reach organica.

Potrebbe interessarti anche approfondire questo tema leggendo Il digital marketing non è l’alternativa cheap!

Stay Tuned!

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